Un caso di sinestesia: i Notturni di Kazuo Ishiguro

30 GIUGNO 2019 | SANTO MICCICHE’

La sinestesia è il fenomeno psichico che consiste nell’insorgere di una sensazione (uditiva, visiva) in concomitanza con una percezione sensoriale diversa. Non capita spesso di imbattersi in degli scritti che suonino, cantino, ci offrano ballate e lenti come nel caso dei Notturni (2009) di Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la letteratura 2017. Ishiguro ha da sempre coltivato una grande passione per la musica, tanto da dedicarsi fin da piccolo allo studio del pianoforte e della chitarra, oltre a collaborare alla scrittura di alcuni testi per la cantante jazz Stacey Kent, contenuti nell’album Breakfast on the morning tram, tra i quali spiccano l’omonima Breakfast on the morning tram, The Ice hotel, I wish i could go travelling again e So romantic.

Tornando ai Notturni, si tratta di una raccolta di cinque racconti il cui filo conduttore è, appunto, la musica. Non è una sorpresa, già il titolo ci rimanda al genere musicale del notturno che, in origine, si riferiva ad un tipo di composizione per piccola orchestra destinata ad essere eseguita di notte nei grandi palazzi signorili o nei parchi delle corti. Con Chopin, poi, iniziò a designare una composizione lirica, delicata e patetica, capace di recuperare una dimensione intimista, quasi fosse, il notturno, un momento ideale nella riflessione riguardo alla condizione dell’uomo. Non ci stupisce la brevitas dei racconti: il notturno, difatti, si caratterizza per la propria brevità, come la maggior parte delle forme musicali affermatesi nel periodo romantico.

Questi cinque racconti, questi cinque brani, si presentano né più né meno come un album musicale, fitto di riprese, allusioni e ammiccamenti. L’opera si apre, neanche a dirlo, nella città che più di ogni altra rimanda all’atmosfera malinconica del notturno, cioè Venezia.

Il protagonista del racconto è Jan, giovane chitarrista che si esibisce nelle orchestre che animano i caffè di Piazza San Marco. Il ragazzo, che proviene da uno dei Paesi dell’ex blocco sovietico, s’imbatte in Tony Gardner, crooner ormai in disgrazia, idolo giovanile della madre.

I due finiranno per suonare una serenata, chiaramente notturna, alla moglie di Tony, Lindy. L’atmosfera potrebbe sembrare piacevole ma, in realtà, la serenata, composta da tre brani che confermano la ricercatezza nella scelta dei pezzi che Ishiguro vuol farci ascoltare leggendo i suoi racconti – By the time i get to Phoenix, I fall in love too easily, One for my baby – è una sorta di outro di Gardner dalla propria storia d’amore con Lindy.

Ritroveremo Venezia, le orchestre e ancora un protagonista proveniente dall’ex blocco sovietico, Tibor, nell’ultimo brano del nostro album. Il talento, la smania di successo del ragazzo, violoncellista, troverà uno sbocco nell’incontro con Eloise, che gli si presenterà come una virtuosa dello strumento, salvo alla fine confessargli di non aver mai preso in mano il violoncello per paura che qualche cattivo maestro potesse corromperle il talento. Ritroveremo anche Lindy Gardner, nel quarto racconto della raccolta.

Una Lindy ormai single, che decide di rifarsi il volto e che incrocia la strada di Steve, sassofonista dal talento cristallino, oscurato dalla propria immagine scialba, priva di carisma. I due si incontrano in un hotel, in cui un santone della chirurgia plastica promette di rimetterli in sesto, in modo da offrire ad entrambi una chance per ricominciare.

Il brano che Ishiguro decide di accompagnare alla lettura, The nearness of you, è una sorta di mise en abyme di tutto il racconto, visto come i due protagonisti subiscono, nei loro processi di bildung (alla fine comunque frustrata) l’influenza l’uno dell’altro. Il racconto, non esente da risvolti comici che in parte riprendono delle scene à la Woody Allen, è il più lungo della raccolta, oltre a intitolarsi, appunto Notturno.

La comicità non è una novità nella narrativa dei Notturni: il secondo racconto, Come rain or come shine, che è forse il racconto in cui più di tutti si affastellano citazioni di brani o autori della vecchia Broadway – non a caso è l’unico in cui i due protagonisti non sono musicisti ma semplici appassionati – si fonda sull’equivoco, la messa in scena e il surreale. La tenerezza, tuttavia, della scena finale in cui i protagonisti, Emily e Ray, ballano sulle note di April in Paris nella versione di Sarah Vaughan, ci restituisce l’atmosfera di malinconia e di sogno, propria dei notturni.

Il terzo racconto, Malvern Hills, può a prima vista sembrare un quadro staccato rispetto agli altri. Tuttavia la centralità in cui Ishiguro lo colloca è, già di per sé, una spia della sua importanza: dentro ci sono tutti i Notturni, il desiderio del successo, l’incomunicabilità, la voglia di ricominciare, la disperazione e la solitudine dell’artista e delle persone comuni. Il senso di incompletezza e di trasformazione si riflette anche nel rapporto dei protagonisti con la musica: una coppia in crisi che ha sacrificato l’intera vita e gli affetti per cantare in giro per il mondo e un ragazzo di cui non riusciamo ad ascoltare le canzoni, ancora incompiute.

I rimandi e le riprese, quindi, ci restituiscono un’opera fatta di racconti separati e, tuttavia, organizzati con una coerenza disarmante. Ishiguro crea una struttura che sembra voler ricalcare quella dei notturni chopiniani, organizzati secondo uno schema del tipo A-B-A’ (tema-variazione-ripresa del tema), in cui primo ed ultimo racconto, più lenti, malinconici, uniti nell’ambientazione veneziana, fanno da contrasto alla variazione rappresentata dai tre racconti “inglesi” e centrali, più veloci e dinamici, quasi fossero lo sviluppo del notturno, a questo punto, da intendere come unico.

Più chiavi di lettura, insomma: che sia una raccolta, un album o un vero e proprio notturno, l’opera è quasi un miracolo che ci restituisce fino in fondo il disagio e la confusione degli uomini davanti alla vita, oltre a configurarsi come un piccolo capolavoro della sinestesia. Per chi volesse cimentarsi, buona lettura – e buon ascolto!

SANTO MICCICHE’ – Laureato in Filologia Moderna a Palermo e docente di lettere in Emilia Romagna. Dalla Sicilia al continente. Le identità si mescolano, la musica rimane.

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