Dal meme all’artista: la nascita di Joji

6 GIUGNO 2019 | NICOLA VIANELLO

Un uomo va dal dottore, gli dice che è depresso, che la vita gli sembra dura e crudele, gli dice che si sente solo in un mondo minaccioso… Il dottore dice: «La cura è semplice, il grande youtuber, Filthy Frank, sta per pubblicare un nuovo video! Lo vada a vedere, la dovrebbe tirar su!». L’uomo scoppia in lacrime: «Ma dottore… Filthy Frank sono io!». Buona questa. Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario.

E’ il 2008 quando George Miller, classe ’92, con un genitore australiano e l’altro giapponese, carica il suo primo video su youtube. Questo spiana la strada a quello che diventerà poi un punto di riferimento per un certo tipo di umorismo, e a ciò che poi diventerà Joji.

Il contenuto dei suoi video è ben suggerito dal nome dei suoi due canali, “TVFilthyFrank” e “TooDamnFilthy”, che ad oggi contano rispettivamente 6 e 2 milioni di iscritti. Ad essere sporco è il suo umorismo, che non risparmia niente e nessuno, rendendolo in pochi anni una star di youtube e di quella parte di internet amante di un certo tipo di ironia. I suoi video hanno un grosso impatto, basti pensare che l’Harlem Shake, che nel 2012 ha invaso ogni social network in uso, è nato sul suo canale.

Nell’universo di Filthy Frank esistono vari personaggi, fra cui forse il più famoso è Pink Guy, altri non è che la stessa persona con indossa una tuta rosa che copre tutto il corpo e lascia fuori solo la faccia.

Da sempre appassionato di musica, Filthy Frank produce qualche canzone di tanto in tanto, utilizzando sia basi elettroniche che l’ukulele. Il contenuto delle canzoni è allineato con quello dei suoi video, includendo diverse figure divenute celebri su internet, fra cui Harambe (Gorilla dello zoo di Cincinnati ucciso nel Maggio 2016 da un dipendente della struttura dopo che un bambino di tre anni è riuscito a scavalcare la recinzione ed è finito nella sua gabbia) in “A True Friend” e i Weaboos (Urban Dictionary li descrive come: “persone ossessionate dalla cultura giapponese al punto da diventare fastidiose”) alla fine del video che porta il medesimo nome.

Il primo album, “Pink Season”, esce nel 2017. Formato da 33 tracce, le canzoni includono le stesse basi descritte prima e alternano testi in inglese a quelli in giapponese. Il contenuto delle canzoni è sempre altamente ironico e senza confine. “stfu” su tutte contiene un umorismo piuttosto dark “I hope you fucking die in an high speed car crash / I hope you fucking fall head-first and get your neck cracked”. Obbligatorio citarne altre il cui titolo indica in maniera immediata l’argomento del testo: “セックス大好き” (Sekkusu Daisuki – Amo il sesso), “Hentai”, “I will get a vasectomy”, “Fried noodles”.

In mezzo a tante canzoni dal contenuto più o meno ironico, una in particolare cattura l’attenzione, se non altro per ciò che racconta il testo: “Help”. La canzone infatti ironizza sulla depressione (“Everything is dark and empty / And I don’t know how to fix it / So I curl up in a ball / And cry in the comfort of my home”) e verso la fine, Pink Guy chiede aiuto. Come ogni altro suicide joke, è difficile capire quale sia il confine fra ironia e realtà e fino a che punto si cerchi di prendere il malessere come un qualcosa di quasi divertente, e vi è in effetti un’evidenza statistica a sostegno del fatto che chi ha tendenze suicide racconti con più frequenza barzellette e faccia battute che includono l’autolesionismo (Spiegel, 1969 “Humor and suicide: Favorite jokes of suicidal patients.”).

Tornando a Frank, Pink Guy, George o come lo si voglia chiamare, è normale sospettare una sorta di disagio, dovuto esattamente a questo. Mentre la voglia di fare musica “seria” cresce giorno dopo giorno, la fama di Filthy Frank diventa sempre più grande. George Miller è indissolubilmente legato al suo personaggio da cui desidera staccarsi (come ammetterà qualche anno dopo in un’intervista a Vice) ma ha paura di non riuscirci: ormai lui e Frank sono la stessa persona. Come una sorta di Mr. Hyde alle dipendenze del pubblico, passa un anno di profondo conflitto in cui ammette una sorta di depressione dovuta proprio alla condizione in cui si trova, fino al punto di rottura.

Viene pubblicato un video, presto rimosso, in cui spiega come ha sviluppato una malattia che gli procura crisi indotte dallo stress. Nell’intervista sopracitata, ammette “Ho una cosa al cervello, che…per cui devo farmaci due volte al giorno. Ho realizzato che non sono invincibile come una volta. Ho dovuto allontanarmi da ciò che mi causava conflitto, in generale”. In questo modo ha evitato la fine del Dr. Jekyll (che nel racconto di Stevenson muore suicida) nell’unico modo possibile: uccidendo Mr. Hyde, o Filthy Frank.

Joji è nato prima della morte di Filthy Frank, ma alla scomparsa dell’ultimo, verso la fine del 2017, è diventato l’unico George Miller pubblico. Per un primo periodo, fino al 2015, ha preferito tenere l’esistenza di questo suo progetto separata dalla sua fanbase. Sempre nel 2017 pubblica “I Don’t Wanna Waste My Time” come Joji, e ancora una volta il titolo della canzone è profondamente significativo.

Dopo il primo EP In Tongues, nell’Ottobre del 2018, con l’etichetta 88rising, esce il suo primo album Ballads 1. Descritto per il suono come trip-hop e Lo-fi si distanzia notevolmente da Pink Guy per contenuti (“Amore, vita, e ciò che sta in mezzo” come ammette in un’intervista a Forbes).

Filthy Frank è morto, lunga vita a Joji!

NICOLA VIANELLO – Laureato in economia e studente in Svezia. Ciò che resta ad un giorno solare, tolta la macroeconomia e una notte insonne, è la musica.

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